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Prima della Riforma protestante
La Riforma protestante è il nome dato al movimento religioso, con rivoluzionari risvolti politici, che ha interessato la Chiesa cattolica nel XVI secolo e che ha portato alla nascita del protestantesimo. L'origine del movimento è da attribuire al monaco agostiniano Martin Lutero, ma altri protagonisti importanti saranno Giovanni Calvino, Ulrico Zwingli, Thomas Müntzer e Filippo Melantone.
Indice
1 Prima della Riforma: rinnovare la fede nel Medioevo
2 La Riforma Protestante
2.1 Cause
2.2 Martin Lutero
2.3 Vera eresia?
3 Dottrina luterana e le sue conseguenze
4 La Riforma fuori dalla Germania
4.1 In Svizzera
4.2 In Inghilterra: l'indipendenza dell'anglicanesimo
4.3 In Italia
Prima della Riforma: rinnovare la fede nel Medioevo
Come molti altri avvenimenti storici, la Riforma Protestante ha una data di inizio ufficiale, che coincide con l'affissione delle 95 tesi da parte di Martin Lutero sulla porta della chiesa di Wittemberg, nel 1517. La Riforma Protestante ebbe origine nei numerosi movimenti che possiamo definire di rinascita che attraversarono tutta l'Europa nei secoli precedenti. Contribuirono al suo sorgere anche diversi avvenimenti storici e congiunture sociali.
La Riforma Protestante
Cause
La causa occasionale fu la polemica sorta a seguito delle 95 tesi pubblicate da Lutero contro la vendita delle indulgenze in Germania. Le cause reali sono molteplici e spesso intrecciate fra loro: Tra le cause maggiori vi fu la nuova interpretazione di Lutero dei fondamenti della fede e dell'organizzazione ecclesiastica. La redicazione di Lutero da una lato riprendeva motivi anticlericali, talvolta in modo grossolano e volgare, diffusi nella società tedesca ed europea. Dall'altro propose in modo convincente e vigoroso un nuovo modo di vedere il rapporto con Dio e la Chiesa, attraverso una lettura rinnovata di San Paolo e della Scrittura. Seppe anche avvalersi di collaboratori come Melantone, umanisti e tendenzialmente conservatori, che evitarono estremismi che avrebbero reso il protestantesimo poco gradito ai principi e alle città che ne furono i promotori.
1.Altra causa fu la rilassatezza della gerarchia ecclesiastica cattolica. Al tempo le cariche ecclesiastiche potevano essere cumulate per beneficiare di più rendite e senza che corrispondesse effettivamente lo svolgimento di un ministero ecclesiastico. Al beneficium spesso non corrispondeva l' officium. La predicazione era il più delle volte affidata agli ordini mendicanti, mentre vescovi e abati dei grandi monasteri erano spesso membri di famiglie di nobili che si disinteressavano dell'aspetto religioso dell'amministrazione delle diocesi. Ciò indebolì la reazione religiosa, più che quella politica, alle critiche teologiche di Lutero all'organizzazione ecclesiastica.
2. La chiesa possedeva vasti territori e riscuoteva decime. I nobili passati al protestantesimo potevano secolarizzare queste proprietà e prenderne possesso, rendendole ereditarie. Fu in questo modo che ad esempio si costituì il nucleo della Prussia, con la secolarizzazione dei territori dell'Ordine Teutonico dopo che il Gran maestro Albert di Hohenzollern passò al luteranesimo.
3.A tutto questo si intrecciò il fattore politico. Il Sacro Romano Impero era un organismo complesso, costituito dall'imperatore, al tempo Carlo V, che doveva regnare col consenso dei principi e dei feudatari.
4.La religione divenne un importante elemento in questo equilibrio precario, a sua volta in relazione col papato, con le altre monarchie europee e minacciato dal Turco nelle frontiere sud orientali
Martin Lutero
Martin Lutero (1483 1546) L'inizio della riforma viene tradizionalmente fatto coincidere con la pubblicazione il 31 ottobre 1517, da parte di Lutero, delle 95 Tesi sulle indulgenze a Wittenberg in Sassonia, in cui si criticava l'abuso di questa usanza da parte dei predicatori a lui contemporanei, senza peraltro mettere in discussione la struttura tradizionale della Chiesa cattolica.Lo scalpore suscitato dalle Tesi e la denuncia da parte dell'arcivescovo Alberto di Brandeburgo, banditore dell'indulgenza, fece sì che Lutero venisse chiamato a Roma a discutere le Tesi. Lutero, grazie alla protezione dell'Elettore di Sassonia Federico, ottenne che le tesi venissero discusse in Germania. Ebbe quindi diverse discussioni con teologi, fra cui Johannes Eck nel 1518, che lo confermarono sempre più nelle sue opinioni, che nel frattempo diventavano più nette: la Bibbia era la sola autorità, e la salvezza era dovuta alla sola fede. La rottura definitiva con Roma avvenne nel 1519, quando Leone X emanò la bolla Exsurge Domine nella quale si richiedeva a Lutero di ritrattare le sue dottrine entro 60 giorni. Lutero reagì dando fuoco alla bolla e bruciando anche i libri di diritto canonico, simbolo dell'autorità romana. La sentenza definitiva da parte del papa fu la scomunica del 1520. Le opinioni di Lutero vennero ampliate in tre importanti scritti del 1520: La libertà del cristiano, La cattività babilonese della Chiesa, Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca. Compare anche l'altro fattore fondamentale per la diffusione della riforma: l'appoggio ricercato nel potere politico, che troverà in Lutero il modo per eliminare il legame fra Roma e principi tedeschi e anche di poter secolarizzare i beni ecclesiastici, che diventavano proprietà del principe o, nelle città, acquistati dai borghesi. Carlo V, d'accordo con il papa, fece un nuovo tentativo di conciliazione, invitando Lutero alla Dieta di Worms (1521). Nuovamente il riformatore rifiutò di ritrattare le proprie affermazioni. L'imperatore, che si era impegnato nei suoi confronti con un salvacondotto, decise comunque di metterlo al bando dell'Impero con un editto. L'Elettore Federico III di Sassonia organizzò allora un finto rapimento e lo fece portare al castello di Wartburg (15211522) per proteggerlo. Qui Lutero si dedicò alla traduzione della Bibbia in tedesco.
Vera eresia?
Un'attenta analisi storica conduce ad evidenziare come Martin Lutero non avesse l'intenzione di creare un movimento religioso ereticale né volesse - almeno inizialmente - giungere allo "strappo" con Roma: ripercorriamo i fatti, così come si sono succeduti. Quando il cardinal Caetano cercò di ottenere da Lutero una pubblica e completa ritrattazione, poiché egli non si considerava un eretico rifiutò la richiesta del legato invocando la protezione del papa contro i calunniatori e i nemici: fino a quel momento Lutero non aveva mai auspicato una frattura del mondo cristiano, tutti gli scritti di quel periodo dimostrano un chiaro intento di riformare dall'interno la dottrina della Chiesa, che ai suoi occhi aveva smarrito la missione assegnatale da Cristo. Verso la fine del 1518 fu inviato a Wittenberg il giovane sassone Karl von Miltitz, parente del principe Federico, con l'incarico di convincere Lutero a rinunciare alla polemica pubblica; in cambio il papato avrebbe garantito il silenzio degli avversari di Lutero in Germania. Il monaco riformatore accettò e promise di pubblicare uno scritto per invitare tutti a rimanere obbedienti e sottomessi alla Chiesa cattolica; questo testo fu intitolato Istruzione su alcune dottrine (1519). La tregua formale non durò che qualche mese giacché le università cattoliche della Germania continuarono ad attaccare l'opera di Lutero e dei suoi seguaci, i quali replicavano per iscritto o partecipando a dispute teologiche in luoghi prestabiliti. Il più noto di questi confronti accademici fu quello svoltosi a Lipsia nel febbraio del 1519 tra Lutero e un professore proveniente da Ingolstadt, Johann Eck. L'importanza di questo dibattito risiede nell'ammissione da parte di Lutero di condividere alcuni punti della dottrina hussita. Ciò fornì al papato il capo di imputazione necessario per la condanna di Lutero giacché cento anni prima il Concilio di Costanza aveva giudicato le proposizioni hussite come eretiche. Tornato a Wittenberg, Lutero si rese conto del pericolo che stava correndo e cercò di spiegare meglio la sua posizione con un opuscolo, le Resolutiones Lutherianae super propositionibus suis Lipsiae disputatis, ma il chiarimento non sortì alcun concreto effetto. Nel gennaio del 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro Lutero, ed in giugno fu emanata la bolla Exsurge Domine che intimava a Lutero di ritrattare ufficialmente le sue posizioni o di comparire a Roma per fare altrettanto, pena la scomunica: infine, il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem, Leone X scomunicava Martin Lutero, l'accusa era di eresia hussita, mentre Lutero continuava la sua opera teologica pubblicando nuovi scritti che invocavano la pace e la separazione delle faccende temporali da quelle spirituali, in conformità con le teorie agostiniane che Lutero non rinnegò mai. Se si fa astrazione dagli elementi "contingenti" del dissidio tra Lutero e la Chiesa romana (motivi di carattere "politico" od economico legati a quella fase storica), le reali differenze tra cattolicesimo e luteranesimo oggi appaiono assai più sfumate e difficilmente potrebbero essere ritenute sufficienti per parlare ancora di "eresia": non c'è nessun elemento del luteranesimo in contrasto con le Sacre Scritture (che sono esattamente le stesse sia per i cattolici che per i protestanti), ma solo di un diverso approccio alla Scrittura, che i cattolici sentono di effettuare in accordo con la tradizione, considerata una delle fonti dell'ispirazione, sullo stesso piano quindi delle Sacre Scritture; la teoria della giustificazione per fede, esplicitamente desunta dall'insegnamento paolino, riconosciuta certamente anche dalla tradizione cattolica, trova cittadinanza in molti teologi contemporanei (e pare difficile pensare a S.Paolo come ad un eretico), anche se in Lutero ha esiti fortemente diversi da quelli affermati in ambito cattolico, sopprattutto sul piano ecclesiologico; sulla condanna del commercio delle indulgenze (e sui presupposti etici di tale posizione), semmai Lutero appare oggi più "ortodosso" dei suoi avversari (di fatto ha corretto giustamente certi abusi), pur arrivando poi a negare il ruolo sacramentale della Chiesa, affermato dai cattolici; l'ammissibilità delle lettura diretta delle Sacre Scritture da parte di ogni credente (e, pertanto, la "traducibilità" delle stesse nelle diverse lingue) è stata fatta propria successivamente anche dalla Chiesa cattolica, anche se per i cattolici la lettura della Bibbia è sempre una lettura comunitaria che non autorizza il singolo a "indebite" interpretazioni (per questa via ne ha preservato l'unità quando nel mondo protestante è prevalsa invece una continua frammentazione delle comunità cristiane); analogo esempio si può fare nell'ambito della celebrazione liturgica, dove la Cena è celebrata nella lingua del popolo che vi partecipa più attivamente (e non nella lingua ufficiale del clero: il latino) : questo è un passo che la Chiesa Cattolica attuerà a partire dal Concilio Vaticano II, conservando la lingua latina per quelle celebrazioni ufficiali, soprattutto di carattere internazionale, quale lingua di tutta una comunità ecclesiale, e quale segno di unità sovranazionale; le differenze che permangono riguardano alcuni punti sulla teologia della grazia che però nel dialogo ecumenico e grazie a diversi comuni incontri di livello ufficiale sono stati appianati, sull'eucarestia, sull'ecclesiologia, sul primato del papa. Rimane invece fuori dal dibattito teologico attuale la polemica sul celibato, che nel Nuovo Testamento non viene presentato quale precetto, ma - nell'interpretazione dei cattolici - comunque come "consiglio" (Mt 19,12; 1 Cor 7,1.7-8.32-34). Complessivamente, si può dire che oggi si avvertono divergenze che non attengono tanto alla sfera delle materie di fede in senso stretto (quelle discendenti direttamente dai comuni testi sacri), quanto di talune interpretazioni ed applicazioni pratiche nel modo di concepire la propria vita di fede, sia sotto il profilo individuale che comunitario.
Dottrina luterana e le sue conseguenze
Nella teologia di Lutero è possibile individuare alcuni nuclei fondamentali Giustificazione per mezzo della fede, non delle opere: il peccato originale ha corrotto l'uomo per sempre, l'uomo per salvarsi non può ricorrere alle opere, bensì alla fede. La Predestinazione e la Grazia tolgono all'uomo il libero arbitrio. Le dottrine della chiesa devono essere verificate dalle Sacre Scritture: non sono più necessari intermediari per la salvezza, viene quindi ridimensionata la gerarchia ecclesiastica e restano, come unici sacramenti il battesimo e l'eucarestia, nella quale si riafferma la presenza reale ma si nega ( o si riduce ad opinione privata) la transustanziazione, in favore della consustanziazione. Nelle intenzioni di Lutero la Riforma doveva essere solo religiosa, ma essa si trasformò in una corrente di rinnovamento sociale: i piccoli proprietari ed i cavalieri impoveriti dal crescere della nuova borghesia, trovando giustificazione nell'affermazione di Lutero secondo cui non si può imporre ad un cristiano una autorità religiosa o civile se non è consenziente, si ribellarono ai feudatari, ma furono sconfitti (1523) i contadini radicalizzarono le istanze della riforma e si ribellarono all'ordine sociale esistente, compiendo eccidi e devastazioni, ma furono sconfitti anch'essi (1525). Lutero stesso, spaventato dalla loro ferocia li condannò. Lutero che sembrava propenso all'elezione democratica dei capi spirituali, dopo la violenta rivolta sociale, decise di mettere la sua Chiesa sotto la protezione e la guida delle autorità territoriali (feudatari e principi). La Riforma assunse anche una connotazione politica perché i grandi feudatari si ribellarono a Carlo V: Carlo V, impegnato nella guerra contro Francesco I ed in disaccordo con il papa (sacco di Roma) non era stato in grado di reprimere il moto religioso in Germania e nella prima Dieta di Spira (1526) aveva rinviato ogni decisione, auspicando l'indizione di un concilio ecumenico che mettesse ordine nella cristianità. Nella seconda dieta di Spira (1529) revocò ogni precedente concessione e diffidò i principi tedeschi dall'aderire al luteranesimo, ma cinque principi e quattordici città, protestarono contro l'imposizione (da qui il nome protestanti per indicare i riformati), non si sottomisero nemmeno nella Dieta di Augusta (dove fu formulata la confessione augustana) e si riunirono nella Lega di Smacalda(1530) Carlo V, impegnato contro Francesco I e minacciato dai Turchi, cercò di accordarsi con la Lega concedendo temporaneamente la libertà di culto in cambio di aiuti contro i Turchi, ma dopo la pace di Crépy (1544 - con Francesco I), Carlo V prese posizione contro la lega e la sconfisse a Mühlberg (1547). La Lega si alleò allora con Enrico II, successore di Francesco I, e Carlo V fu costretto a concedere la libertà di culto ai Luterani con la pace di Augusta (1555). Alcune clausole di tale pace furono poi fra le cause della guerra dei trent'anni: i sudditi dovevano adottare la religione del loro principe o migrare, qualunque prelato convertito al luteranesimo oltre alla carica avrebbe rinunciato ai benefici connessi che ritornavano alla Chiesa cattolica.
La Riforma fuori dalla Germania
In Svizzera
La Riforma fu promossa da Ulrich Zwingli (14841531) che si oppose alla vendita delle indulgenze e accolse molte idee di Lutero. Predicò a Zurigo e qui instaurò un governo teocratico, ma non riuscì ad estendere la Riforma a tutto il territorio della Confederazione. I Cantoni cattolici formarono una lega contro i Cantoni riformati e, nella battaglia di Kappel (1531) Zwingli fu sconfitto ed ucciso. Altro nucleo si formò sempre in Svizzera per opera di Calvino (1509 1564). Francese esiliato per le sue idee religiose, soggiornò a Ferrara presso la duchessa Renata di Francia, poi si trasferì a Basilea ed infine a Ginevra dove predicò la sua riforma (1541). Egli accolse molte idee di Lutero e di Zwingli, ma a differenza dei predecessori diede alla Chiesa Calvinista una organizzazione democratica, permettendo che fossero i fedeli ad eleggere i propri capi spirituali
In Inghilterra: l'indipendenza dell'anglicanesimo
La Riforma fu promossa dallo stesso sovrano. Infatti Enrico VIII d'Inghilterra (1509 1547) aveva dapprima guardato con sospetto la Riforma protestante, scrivendo una confutazione delle idee di Lutero, tanto che il papa gli aveva conferito il titolo di defensor fidei (i re inglesi lo portano tuttora). Più tardi il re chiese invano al papa Clemente VII l'ottenimento dell'annullamento del matrimonio dalla prima moglie (Caterina d'Aragona, sorella della madre di Carlo V) per poter sposare Anna Bolena. Il papa, vicino alle posizioni spagnole, preferì rifiutare il consenso, costringendo Enrico VIII a rompere i rapporti con il papato e a far approvare dal Parlamento l'Atto di Supremazia (1534), con il quale il re veniva proclamato capo della Chiesa inglese. La Riforma di Enrico VIII fu inizialmente uno scisma dalla Chiesa di Roma, più che una vera e propria riforma di tipo teologico. Furono mantenuti i dogmi e la gerarchia ecclesiastica, i sacramenti e le cerimonie cattolici, però i vescovi furono nominati dal re, invece che dal papa e vennero soppressi i monasteri per redistribuire le terre e i beni alle famiglie inglesi (vedi dissoluzione dei monasteri in Inghilterra). Enrico VIII sanzionò questa separazione con importanti prese di posizione a difesa della Nazione, reagando con pugno fermo contro i dissidenti. Fra i cattolici venne condannato a morte il filosofo e Cancelliere Tommaso Moro (1535). Fu con la morte di Enrico VIII, sotto i suoi figli, Edoardo VI ed Elisabetta I che la Chiesa Anglicana ebbe un indirizzo più marcatamente Riformato accogliendo idee luterane e calviniste. Edoardo VI (1547 1553) successe al padre a soli nove anni quando i suoi ministri consolidarono la dottrina. Gli successe la sorellastra (Enrico VIII ebbe sei mogli) Maria I d'Inghilterra detta anche Maria la Cattolica (1553 1558) che tentò di ripristinare la fede cattolica, perseguitando e sterminando i sudditi che non volevano ritornare sotto il giogo papale, guadagnandosi il titolo di Maria la Sanguinaria. Sposò Filippo II, re di Spagna (figlio di Carlo V) ed appoggiò il marito nella guerra contro Enrico II perdendo Calais (1558). Morì in quello stesso anno. Le successe la sorellastra Elisabetta I (1558 1603), nemica del papato e della Spagna, a favore di una Inghilterra libera ed indipendente da influssi a lei esterni sia di tipo religioso che politico. Ella ripristinò l'atto di supremazia e diede alla Chiesa Anglicana un ordinamento definitivo.
In Italia
La riforma in Italia fu altrettanto presente come negli altri stati europei, ma fu una riforma che ebbe particolari caratteristiche. Innanzitutto si affermò nelle classi colte, imbevute dello spirito umanistico e laico del Rinascimento, che vedevano nella riforma, soprattutto legata allo Zwingli e a Calvino, un'affermazione della classe borghese rispetto al tradizionalismo della chiesa romana. Il movimento prese piede anche tra il clero sia con posizione estremiste sia con posizioni moderate. Nel corso del XVI secolo si diffusero in Italia diversi circoli di simpatizzanti protestanti, fra i più importanti quelli di Venezia, Napoli e Ferrara. In pratica l'idea dell'Italia come "isola immune" dalla riforma religiosa del XVI secolo, è stata scardinata dalla critica storica recente ed ha rivelato un movimento religioso peculiare e molto diverso dall'intransigentismo tedesco. Col procedere della reazione della Chiesa romana e con la Controriforma. Il movimento uscì dalle ristrette cerchie intellettuali e elitarie e si propose alle masse mediante la predicazione di alcuni frati, soprattutto agostiniani, che, col procedere del Concilio di Trento, si ritrovarono via via ad appartenere a posizioni "eretiche". Con la chiusura del Concilio di Trento e con la definitiva condanna di posizioni altrimenti moderate e, quindi, con la conseguente posizione intransigente dalla Chiesa, un numero abbastanza elevato di intellettuali e di rappresentanti ecclesiastici emigrarono in altri paesi dove tentarono di professare più o meno liberamente la loro fede. Fra questi è da ricordare l'antitrinitario Lelio Socini, anche per il fatto di aver dato nome a un movimento. Fu preferita come destinazione la città di Ginevra, dove, al contrario, non era diffusa la tolleranza religiosa, per cui alcuni Italiani vennero condannati al rogo paradossalmente dagli stessi Calvinisti. Chi restava in Italia, invece, si vide costretto ad aderire a posizioni nicodemite, cioè a professare il proprio credo religioso interiormente ma ad apparire, esternamente, come un cattolico per non essere soggetto a persecuzioni. Un esempio era in Renata di Francia presso la corte dei Gonzaga. Di questo movimento storico non esiste più traccia nell'Italia attuale se non per i Valdesi, movimento riformato medievale diffuso soprattutto nella Valle Pellice, che nel XVI secolo aderirono al protestantesimo ispirandosi ai calvinisti ginevrini. Determinante per la diffusione della fede evangelica in Italia è stata la traduzione della Bibbia di Giovanni Diodati.
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