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Ernesto Buonaiuti Storico (Roma 1881 - Roma 1946).
Studioso di storia del cristianesimo e di filosofia religiosa, fu uno dei principali esponenti del modernismo.
La vita
Dopo avere frequentato il seminario dell'Apollinare di Roma (qui fra i suoi compagni vi fu Angelo Roncalli, il futuro Giovanni XXIII[1]), Buonaiuti fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1903, iniziò i suoi studi, collaborando con lo storico delle religioni Salvatore Minocchi, utilizzando le risorse offerte dal metodo positivo allo studio del Cristianesimo primitivo ("Il cristianesimo primitivo e la Politica imperiale romana", 1911). Fondò a soli 24 anni la Rivista storico-critica delle scienze teologiche, per la diffusione della cultura religiosa in Italia e diresse in seguito la rivista Ricerche religiose. Queste riviste vennero poste poi all'Indice. Il 25 gennaio 1925, era stato colpito con la scomunica, ribadita più volte, per aver preso le difese del movimento modernista soprattutto nelle opere Il programma dei modernisti (1908) e Lettere di un prete modernista (1908). Nell'autobiografia ("Il pellegrino di Roma", 1945), Buonaiuti ricostruì il conflitto con la Chiesa cattolica, della quale, nonostante la scomunica, continuò a proclamarsene figlio fedele. Dal 1925 fu professore universitario di Storia del cristianesimo presso l'Università di Roma; in seguito ai Concordato del 1929, tuttavia, venne esonerato dalle attività didattiche e assegnato a compiti extra-accademici. La cattedra universitaria gli fu tolta definitivamente nel 1931 per aver rifiutato il prestare Giuramento di fedeltà al Fascismo. Nel 1945 rientrò nei ruoli di professore universitario, ma non poté ugualmente tenere delle lezioni in quanto, in base al Concordato, a un sacerdote scomunicato era vietato occupare una cattedra in una università statale.
Opere
L'opera di Buonaiuti è sterminata: ha lasciato circa tremilaottocento lavori scritti, fra i quali importanti una "Storia del Cristianesimo" in tre volumi,
l'autobiografia ("Il pellegrino di Roma")) e gli studi su Gioacchino da Fiore ("Gioacchino da Fiore: i tempi, la vita, il messaggio")
Lutero ("Lutero e la riforma in Germania").
Storia del Cristianesimo L'opera, pubblicata negli anni 1942-1943, si compone di tre volumi, il primo dedicato all'Evo Antico, il secondo all'Evo Medio, l'ultimo all'Evo Moderno.È considerata l'opera più significativa dell'attività scientifica del Buonaiuti. Come egli stesso ha rievocato nell'autobiografia del 1945, l'opera ha motivazioni apologetiche ("per istituire il bilancio definitivo dell'azione cristiana nella storia, ora che da mille indizi si poteva facilmente e sicuramente arguire che il Cristianesimo si avvicinava ad un'ora di drammatico trapasso"). L'idea centrale dell'opera si svolge intorno al carattere mistico e morale del Cristianesimo e alla sua successiva trasformazione in un sistema filosofico-teologico e in una organizzazione burocratica. Per Buonaiuti, le religioni superiori non sono visioni speculative del mondo e schematizzazioni razionali della realtà, ma indicazione normativa di atteggiamenti pre-razionali e spirituali. Il Cristianesimo, nato come annuncio di palingenesi, veicolava unvastissimo programma sociale "che imponeva un progressivo arricchimento concettuale e un inquadramento disciplinare sempre più rigido. Per vivere e fruttificare nel mondo, il Cristianesimo fu condannato così a snaturarsi e adegenerare" (Storia del cristianesimo, I, p. 15 e segg.). La sola salvezza per la Chiesa e per la società moderna è, per Buonaiuti, il ripristino dei valori elementari del Cristianesimo primitivo: l'amore, il dolore, rimorso, la morte. Il Pellegrino di Roma (o La generazione dell'esodo) Opera autobiografica di Ernesto Buonaiuti pubblicata a Roma nel 1945. Il titolo del libro cita una defizione di Buonaiuti datane dallo storico Luigi Salvatorelli, il quale aveva intitolato un suo saggio "Ernesto Buonaiuti, pellegrino di Roma" per sottolineare l'amore di Buonaiuti per la Chiesa cattolica, nonostante i gravissimi provvedimenti disciplinari intrapresi contro di lui (La Cultura, XII, 1933, pp. 375-391). Buonaiuti riconosce come sue due opere di argomento modernista pubblicate entrambe nel 1908 anonime: Lettere di un prete modernista, considerate tuttavia dall'autore un peccato di gioventù, e Il Programma dei Modernisti. Le posizioni moderniste sono giustificate da Bonaiuti soprattutto da motivazioni scientifiche (critica biblica ed esegesi). Inizialmente il modernismo di Bonaiuti appariva simile alle posizioni della teologia liberale protestante (Albrecht Ritschl, Adolf von Harnack). Le ricerche sulla spiritualità del mondo antico, da Zarathustra ai tragici greci, portarono tuttavia Buonaiuti a riconoscere nelle esperienze spirituali precristiane un'anticipazione della visione cristiana della vita. Buonaiuti si dichiara cattolico e dichiara di voler rimanere tale usque dum vivam (finché avrò vita), come scrisse alla facoltà di teologia di Losanna, la quale aveva condizionato l'offerta condizionata alla adesione a quella Chiesa Evangelica, per motivare il rifiuto della cattedra di storia del cristianesimo.
Bibliografia
Domenico Grasso: Il cristianesimo di Ernesto Buonaiuti, Morcelliana, Brescia 1953.
Lorenzo Tedeschi: Buonaiuti il concordato e la chiesa: con un'appendice di lettere inedite, Milano, Il Saggiatore 1970.
Fausto Parente: Ernesto Buonaiuti, Roma, Istituto della enciclopedia italiana 1971.
Max Ascoli: Ernesto Bonaiuti, Napoli, Arte tipografica 1975.
Ambrogio Donini: Ernesto Buonaiuti e il modernismo, Bari, Cressati 1961.
Annibale Zambarbieri: Il cattolicesimo tra crisi e rinnovamento: Ernesto Buonaiuti ed Enrico Rosa nella prima fase della polemica modernista, Brescia, Morcelliana 1979.
Valdo Vinay: Ernesto Buonaiuti e l'Italia religiosa del suo tempo, Torre Pellice, Claudiana 1956.
Enrico Lepri: Il pensiero religioso di Ernesto Buonaiuti, Roma, Libreria Tropea 1969.
Liliana Scalero: Colui che vaga laggiù: una biografia di Buonaiuti, Parma, Guanda 1970.
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